
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». (cfr Gv 20,1-9)
È risorto! Il profondo silenzio della liturgia dinanzi al dramma del Calvario si è trasformato in prorompente scoppiettio di alleluja e di inni di gioia. E per una ragione evidentissima e poi molto sottolineata dalla catechesi apostolica: se Lui, Gesù, che ha voluto essere nostro fratello in tutto, persino nella morte, è risorto, anche noi risorgeremo e la morte, come per Lui, sarà solo un passaggio, doloroso quanto si voglia, ma sempre solo un passaggio, non un annientamento del nostro essere. E questa verità di fondo dell’annuncio cristiano è capace da sola a cambiare le prospettive e il corso della nostra vita, relativizzando tutte le prove e le sofferenze dell’uomo ed imprimendo alla sua esistenza terrena una forza ed una speranza invincibili. Ricorda: per crucem ad lucem, cioè solo attraverso il dono e l’immolazione sulla Croce quotidiana si può giungere all’alba luminosa della Pasqua di Risurrezione. Sì, se rifiuti la Croce e l’Amore crocifisso, oggi non è Pasqua per te e lo è anche meno per tutta la Chiesa.
O Cristo risorto, con Te anche noi dobbiamo risorgere;
Tu ti sei sottratto alla vita degli uomini
e noi dobbiamo seguirti;
sei tornato al Padre Tuo
e noi dobbiamo fare in modo
che la nostra vita
“sia nascosta con Te in Dio…”.










