Lo sguardo su di lui

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

Non dubitarne, amico, Dio ti ama fino a morire, Dio ti è vicino fino ad abbracciarti e desidera il tuo bene più di quanto tu stesso lo desideri… La nostra vita consiste, allora, nello scoprire la strada, nel percorrere la luce che Dio ci indica, nell’accogliere il destino di bene che Dio prepara per ciascuno di noi. La croce che ormai si staglia all’orizzonte del nostro percorso quaresimale, non è un raccapricciante strumento di tortura che suscita devozione, ma la misura dell’amore di Dio; Gesù dice di essere disposto a morire e osteso, pur di svelarci il vero volto di un Dio che spinge dalla mia parte, che desidera il mio bene. Per scoprire questo sentiero di luce, ci dice il Maestro, dobbiamo fare la verità dentro noi stessi, cercarla, questa verità, e viverla con semplicità. Non è facile essere cristiani, né diventare uomini: il Signore ci incoraggia e ci sostiene in questo cammino ricordandoci, come dice san Paolo, che la salvezza è gratis, che non è da conquistare o da meritare ma da accogliere e da vivere con gioia. Fissiamo anche noi lo sguardo su colui che sarà innalzato e che ci manifesta la misura incolmabile dell’amore di Dio.

Dio buono e fedele, che nel tuo Figlio innalzato sulla croce
ci guarisci dai morsi del maligno,
donaci la ricchezza della tua grazia,
perché rinnovati nello spirito possiamo corrispondere
al tuo eterno e sconfinato amore.

Una zolla di terra

Gesù disse questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».

Nel mondo della Bibbia gli “umili” sono coloro che si ritengono piccoli, seduti per terra. Umiltà è una parola che deriva dal latino humus, che significa “terra”. Un piccolo seme, nascosto in una zolla di terra ricca di sostanze nutritive, può diventare un’enorme e magnifica pianta! Riconoscersi piccoli allora non vuoi dire per niente essere degli smidollati, ma al contrario significa avere occhi capaci di vedere in profondità tutte le potenzialità racchiuse nel piccolo seme della nostra interiorità.

Padre, impariamo a riconoscere
la nostra piccolezza
ad affinare la nostra vista,
vedere in profondità dato a ciascuno di noi.
Fa’ che ci sentiamo al sicuro
fra le tue braccia di Padre misericordioso,
senza esaltarci per quello
che di buono facciamo.

Il valore aggiunto

Si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”.

In questo brano non si dice che il sacrificio non vale, ma che l’amore «vale di più»! È proprio vero: fare sacrifici anche grandi soltanto per ottenere un guadagno è diverso che spendersi per amore di qualcuno. Nel primo caso si obbedisce a una legge di necessità e si può cadere nell’opportunismo, nel secondo si ha a cuore il bene della persona amata, raggiunto il quale si è felici anche se si è in perdita. Questo è il regno di Dio!

Signore Gesù,
tu che hai mostrato
il tuo amore per noi
fino alla morte di croce,
non lasciarci allontanare
su strade di convenienza,
in una vita fatta di dare per ricevere,
ma avvicinaci alla gioia
di donarci al Padre
e al nostro prossimo.

Dalla nostra

In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate”.

Si parla poco e male del demonio. In questi nostri tempi confusi abbiamo abbandonato l’approccio misurato e prudente della scrittura per fare spazio ad una visione ossessiva e squilibrata del male. Esiste il demonio, certo, e Gesù ne è ben consapevole. Ma non è quell’eroe tragico e interessante che ci viene presentato da una letteratura e una cinematografia scadente. Il demonio è colui che divide e che ci inganna, che ci fa credere che Dio è un concorrente, non un alleato. Gesù viene accusato di compiere miracoli mediante un potere oscuro. Davanti a questa accusa così risibile, trova la forza di argomentare: per quale misteriosa ragione il demonio dovrebbe liberare gli indemoniati? La lezione che ci giunge da questa pagina è che dobbiamo vegliare su noi stessi: non è necessario essere indemoniati per allontanarsi da Dio! Lasciamo il demonio e le tentazioni ai santi, siamo capaci da soli a rovinare la nostra vita interiore… Ma, se vogliamo, abbiamo un uomo forte che vigila alle porte del nostro cuore e della nostra coscienza: il signore Gesù che ha definitivamente sconfitto l’avversario. In lui confidiamo.

Signore, come un Padre provvidente
tu sei sempre accanto a me.
Ti prego, un solo tuo dito mi basta
per sentirmi sostenuto
e ricominciare a camminare con te.

Antico e nuovo

«Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

La legge e i profeti hanno raffigurato l’attesa di un bene più grande, hanno vissuto il dramma di una vita alla ricerca del vero bene, hanno desiderato l’incontro con Dio. Gesù è l’atteso, è venuto per dare compimento a ciò che l’Antico Testamento già prefigurava di lui.
In lui c’è il compimento e la perfezione dell’amore del Padre, e la sua vita ne dà testimonianza. Chi insegnerà agli altri la legge dell’amore che Gesù è venuto a portare, avrà un posto grande nel Regno dei cieli. È questa l’unica legge in vigore!

Signore,
a volte sento il peso
di ciò che si deve
o non si deve fare.
Però, se guardo a chi mi dice questo
in casa o fuori casa
comprendo che lo fa per il mio bene
e non per ostacolare le mie scelte.
Permettimi di capirlo,
di accettarlo,
e di esserne riconoscente.

Sempre!

Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette».

Chi ascoltava da Gesù l’espressione «settanta volte sette» capiva che voleva dire: “Sempre!”. A noi, come a Pietro, di fronte a un torto subito viene spontaneo pareggiare i conti, e ci sembra già tanto dover perdonare fino a sette volte! Invece “perdonare” significa “amare”, e quando si vuoi bene a qualcuno i conti non tornano mai, si vorrebbe amare ed essere amati per sempre. Infatti noi vorremmo essere perdonati sempre da chi ci vuoi bene, e non ci basterebbe di sicuro ricevere solo settanta gesti d’amore o settanta carezze! L’amore respira l’eternità, anche nei gesti che compiamo, anche nel perdono che concediamo e ci viene concesso.

Non è facile, Signore, perdonare,
perché non è facile amare fino in fondo,
donando noi stessi a chi amiamo.
Gesù ha donato la sua vita per noi, fino alla fine,
e noi sul suo esempio
vogliamo imparare ad amare così,
assaporando la pace profonda
che nasce in noi quando riusciamo,
nei piccoli gesti quotidiani,
a perdonare di vero cuore.

Sulle orme di Dio

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.

La salvezza è per tutti! Il dramma di un Israele che ritenendosene proprietario esclusivo “caccia fuori” da sé il Messia per ucciderlo, non ferma, anzi compie la volontà di Dio: dalla Pasqua di Gesù uscirà la Chiesa, che raccoglie gente di ogni lingua, popolo e nazione.
Gesù “passa in mezzo” a noi, non si ferma! Il suo cammino di amore verso tutti diventi anche nostro! Se ci chiudiamo in noi stessi, cacciamo fuori Gesù; se lo seguiamo, rimarremo con lui e una moltitudine di fratelli.

Signore Gesù,
portaci fuori dai confini ristretti
della nostra presunzione
ed esclusione dell’altro.
Portaci con te
su sentieri di condivisione
del tuo amore incontro a tutti.

Il centuplo d’interesse

Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto».

La parabola ci parla di un uomo ricco di beni terreni, che prima o poi perderà, ma povero del bene eterno: l’amore divino, di cui tutti abbiamo e avremo sempre sete! Opposta invece la scelta di Lazzaro: materialmente povero, ha però un cuore buono. A dircelo è non soltanto il suo ritorno felice a Dio, ma lo stesso ricco che invoca un sollievo da parte sua.
Il ravvedimento del ricco è però tardivo, arriva fuori tempo massimo, e a nulla valgono le sue richieste di avvertire i fratelli ancora in vita. Evitiamo di commettere lo stesso errore: l’amore di Dio è la nostra eredità eterna, ma anche il nostro tesoro già su questa terra. Godiamone!

Signore Gesù,
l’amore inesauribile che sempre ci doni,
anche quando non è corrisposto,
e anzi dimenticato da chi corre dietro ad altre ricchezze,
attiri il nostro cuore
e coinvolga tutta la nostra vita

Essere casa

Gesù disse ai venditori di colombe: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».

Gesù sa bene che, allora come oggi, esiste un modo di avvicinarsi a Dio che ha a che fare più col mercanteggiare che con la fede. Perché Gesù se la prende tanto con i mercanti del Tempio? Posso rimanere infastidito dai tanti ninnoli inutili venduti fuori dalle porte di un Santuario, ma non mi scandalizza se qualche devoto vuole portarsi a casa un ricordo del suo pellegrinaggio! Ciò che Gesù contesta radicalmente è la visione soggiacente a questo mercanteggiare: voler comprare dei favori da Dio. Offrire un olocausto, gesto che in origine significava riconoscere la predominanza di Dio su ogni vita, poteva diventare una specie di contratto, di corruzione di pubblico ufficiale: cerco di convincere Dio ad ascoltarmi, gli offro qualcosa che lo possa piegare alla mia volontà… Anche oggi succede così: partecipiamo a Messe noiosissime, facciamo qualche offerta, pratichiamo faticosamente qualche fioretto con la segreta speranza che Dio possa (finalmente) ascoltarmi. È sempre così distratto, Dio, che si sia dimenticato di me? Non è a un despota da corrompere, né a un potente lunatico che ci rivolgiamo nella preghiera, ma al Dio di Gesù, che sa di cosa hanno bisogno i propri figli! La prima purificazione da fare, è quella di convertire il nostro cuore al Dio di Gesù.

Signore Gesù, vieni, bussa ancora alla mia porta:
entra nella profondità del mio cuore,
porta la luce negli angoli che sono oscuri,
ripulisci la casa che ti vuole ospitare.

Riconoscenza

«Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto».

La mancata riconoscenza del bene ricevuto ci mette nella situazione di giudicare gli altri, di essere esigenti, di voler sempre di più. AI centro di tutto ci sono solo io e le mie priorità. I miei occhi non sanno vedere altro.
Solo l’amore incondizionato e libero di un padre può mettere il giovane di questa parabola sulla giusta via. Specchiandosi nell’amore del padre, egli saprà riconoscere la miseria che abita il suo cuore. Riconoscerà quanto l’amore di Dio è gratuito per chi ama, non esige nulla in cambio, e che accettandolo potrà cambiare anche il suo modo di vivere.

Grazie, Signore,
perché tu mi accogli sempre!
Quante volte, lontano da te,
mi sono sentito uno straccio,
ma mi è bastato alzare lo sguardo
e incontrare il tuo corpo crocifisso
per ritrovare fiducia in me stesso
e coraggio per ricominciare.
Perché tu mi ami!