La pietra scartata

Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano…».

Un artista che vuole realizzare un mosaico sceglierà le pietre più adatte al suo lavoro in base al colore, alla dimensione, alla levigatura o alla ruvidezza… e quelle che ritiene meno belle o inutili le scarta e le mette da parte. Dio invece usa criteri molto diversi per manifestare il suo progetto, che è la salvezza del mondo.
È un artista così geniale che si diverte a scegliere proprio le pietre che noi scartiamo o riteniamo meno importanti, le posiziona in un posto strategico, così che diventino le pietre d’angolo, le più importanti, quelle che sorreggono l’intera costruzione!

Gesù,
molte volte faccio fatica
a capire qual è il mio posto
nel tuo grande progetto per l’umanità.
Tu che solo sai guardare nel cuore di ciascuno,
insegnami ad avere fiducia in te e nelle mie capacità.
Anche quando mi sento messo da parte,
scartato e inutile,
fammi scorgere la bellezza
del disegno che tu hai pensato per me.

In ascolto

Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici e lungo la via disse loro: «Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà».

Quando Gesù ha da “comunicarci” qualcosa d’importante per la nostra vita con lui, ci chiama in disparte. Sono momenti importanti, in cui siamo chiamati a metterci in ascolto attento, aperto. È il messaggio con cui ci invita a seguirlo, anche affrontando le peggiori prove, le più impervie salite. Abbiamo una certezza, però: lui è con noi. E con noi nei momenti più difficili, in quelle tempeste della vita difficilmente evitabili, e sarà con noi anche davanti alla prova suprema, quella a cui nessuno può sottrarsi, la morte. E con serenità viene a dirci quelle parole di consolazione: «Risorgerà».

Signore Gesù,
fa’ che sappiamo ascoltarti
anche nei momenti duri
del nostro cammino
e possiamo trovare consolazione
nelle tue parole d’amore per noi.

Due strade

Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno.

La grandezza secondo il mondo non è la grandezza del Regno dei cieli. Gesù ci insegna che chi è grande serve il fratello.
Si è grandi non perché abbiamo denaro o potere, ma perché riconosciamo che abbiamo ricevuto tanto dalla vita, e il “tanto” non sono le cose materiali, ma le persone attorno a noi, l’amore che ci circonda. La nostra famiglia, gli amici. E allora tutto questo, che è un dono, lo possiamo mettere a servizio degli altri.
Il mondo insegna che chi è grande in senso materiale è padrone ed esige di essere servito, ammirato. Sono due modi di impostare la vita: o metto il mio io al primo posto o metto l’altro. O le ricchezze o l’amore. O il profitto o l’altruismo. Sta a noi scegliere la strada giusta.

Signore,
vorrei non essere sempre io
il centro di tutto,
ma non è facile sapersi mettere da parte
e far posto al fratello più piccolo o debole.
Insegnami tu allora
a fare spazio a chi è sempre in disparte
perché si sente inferiore
o perché non sa osare.

Traboccante

Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio».

“Makrothymia” è una parola greca che esprime molto bene l’atteggiamento di Dio nei nostri confronti. Il Padre è misericordioso, cioè ha un cuore “largo”, è longanime perché non si stanca di aspettare il nostro perdono. Il Padre ha un cuore “makro”, “grande” perché dentro di lui ci possiamo stare tutti! Allora seguiamo anche noi l’invito di Gesù e impariamo ad allargare il cuore, ad allenarlo a guardare la realtà. noi stessi e gli altri con il misericordioso sentire in grande di Dio, la sua benevolenza e il suo amore.

Padre misericordioso,
aiutami ad avere un cuore grande
almeno un po’ come il tuo…
e riempilo di benevolenza verso gli altri
senza giudizi né condanne.
Fa’ che mi abitui piano piano
a “sentire in grande”
e a vivere
donando senza misura il mio amore.

La bellezza

Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime…

Per la prima volta gli apostoli vedono Gesù nella sua bellezza, vanno oltre, scoprono, affascinati, lo splendore di Dio. Una cosa è certa: se non incontriamo la bellezza di Dio, non riusciremo mai a consegnarci a lui, definitivamente. Ad alcuni accade come Abramo e come agli apostoli: prima vivono la gloria e la bellezza, poi affrontano la croce. Altri, come Simeone, vivono tutta la vita sulla croce per poi incrociare lo sguardo della bellezza di Dio. La nostra quaresima è anche questo: attesa. Senza bellezza non possiamo vivere. Lo sappiamo. Bellezza della natura, bellezza dell’arte, bellezza dei gesti e dell’affetto degli amici. Bellezza che ci porta, in qualche modo verso Dio. La conversione alla bellezza è improvvisa. A noi di guardarci intorno e scoprire la bellezza di Dio per giungere anche noi, infine, a vedere solo più Gesù nella nostra vita, e noi assieme con lui. La bellezza convertirà il mondo. E noi, suoi fragili discepoli, siamo spinti a vivere nella bellezza della relazione e della verità, della compagnia agli uomini e della Parola, per dire e dare ai nostri fratelli uomini la speranza di una Presenza che ancora si deve svelare nella sua totalità.

Insegnami, Signore, ad amarti
nell’ascolto della tua Parola
e a custodire nella memoria la tua presenza luminosa.

Sentieri del gratuito

Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Certo che i pensieri del Padre, in Gesù suo Figlio, sono, davvero molto diversi dalle nostre logiche, dai nostri pensieri, spesso finalizzati a un tornaconto personale.
La nostra “giustizia” non è la sua, e non è certo facile da accogliere: il suo è amore gratuito, di quelli che non chiedono niente in cambio. Domandiamoci: il nostro dare vive sui sentieri della donazione senza ricerca di ricompensa e senza discriminazione verso le persone?

O Padre,
che fai sorgere il sole
sui buoni e sui cattivi,
fai piovere sui giusti e gli ingiusti,
insegnaci a donarci gratuitamente,
come discepoli del tuo Figlio Gesù

Il primo passo

Gesù disse ai suoi discepoli: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.

L’amicizia, l’empatia, la capacità di entrare in sintonia con gli altri, ciò che chiamiamo “fraternità”, sono uno dei tanti doni che riceviamo da Dio, ma sta a noi saperli coltivare, prendercene cura, far sì che non siano infruttuosi e soltanto delle teorie scarsamente applicabili. Per fare ciò, dobbiamo per prima cosa lavorare su noi stessi, sul nostro orgoglio, sulla pazienza che a volte ci manca, sulla capacità di sopportazione, ed essere capaci di fare il primo passo per riconciliarci, nelle tante situazioni di conflitto che ci si presentano nella vita quotidiana.
E, a sorpresa, saremo noi per primi a trarne beneficio.

Signore,
concedimi il dono della fraternità,
perché ogni mio gesto
sia espressione della tua bontà.
Fa’ che il mio cuore
sia sempre aperto alla ricerca del vero bene,
pronto alla riconciliazione e al perdono.
Fa’ che viva in pace con tutti.

Chi cerca… trova!

Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Se voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!»

«Chi cerca trova»! Quante volte ce lo siamo sentito dire quando abbiamo perso qualcosa! In realtà la ricerca è un po’ come il motore che accende la vita, la rende bella, divertente e gioiosa. Non ci si annoia se diventiamo degli esploratori. Sì, ma cosa stiamo cercando davvero? Qualcosa di buono quando abbiamo fame, di bello che renda piacevole la nostra vita, qualcuno che ci sia amico e ci consoli quando siamo tristi. Ma da dove cominciare? Ecco il segreto: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro».

Padre, tu che ci doni ogni cosa buona
quando te la chiediamo
con semplicità e umiltà,
non farci mai mancare la voglia di cercare
il bene, il bello e il buono per la nostra vita.
Insegnaci a volere per gli altri
ciò che desideriamo per noi,
condividendo con i nostri fratelli
ciò che ci è donato ogni giorno.

Più forte del male

Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona».

Quante volte, per poter credere, vorremmo avere un “segno” dall’alto! Ma è il Signore Gesù che sazia la nostra fame di segni. Egli stesso, che nel suo itinerario pasquale non ha opposto resistenza a chi lo colpiva, è il segno pieno e definitivo della salvezza di Dio! Invece, bramare segni di forza per prevalere sugli altri impedisce di accogliere la vita divina, dono del Crocifisso Risorto.
Nelle avversità, per mezzo della fede, la nostra debolezza può paradossalmente diventare luce e forza di Dio: proprio essa diviene segno del suo amore “più grande” per noi e per gli altri.

Signore Gesù,
segno che contraddici la tentazione
di restituire colpo su colpo
a chi ci fa del male,
tu che hai vinto il male
senza cedere alla sua logica
di orgoglio e competizione,
nella prova aiutaci a perseverare
con l’invincibile bellezza
e forza del tuo amore disarmato.

Pregate così…

xGesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.

La preghiera: questo rapporto di amicizia con Colui dal quale sappiamo di essere amati, è il luogo dove affidiamo tutta la nostra persona al Padre, che conosce ciascuno in profondità. Possiamo parlargli come un amico, un confidente, un familiare. Chiedere consiglio, o chiedere aiuto, o semplicemente manifestare la nostra gratitudine per qualcosa di bello che ci capita nella vita. E ne abbiamo di cose belle, molto più di quanto crediamo, se solo sapessimo guardarle.
Nella preghiera, Dio ci accoglie senza riserve: egli è il Padre di tutti e questa sua paternità ci rimanda al fatto che siamo tutti fratelli, e nella sua accoglienza amorevole siamo invitati a nostra volta a essere accoglienti dell’umanità intera.

Padre,
aiutaci ad aprire il nostro cuore
a orizzonti grandi,
estesi come il tuo amore,
dove la fraternità
sia accoglienza vissuta.