Ci impegniamo…

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, anno A
Mt 25,14-30
Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì».

Ci impegniamo,
noi e non gli altri,
unicamente noi e non gli altri,
né chi sta in alto né chi sta in basso,
né chi crede né chi non crede.
Ci impegniamo,
senza pretendere che gli altri si impegnino per noi,
senza giudicare chi non si impegna,
senza accusare chi non si impegna,
senza condannare chi non si impegna,
senza cercare perché non si impegna.
Il mondo si muove se noi ci muoviamo,
cambia se noi ci facciamo nuovi.
Il fiume nasce con la prima goccia d’acqua,
la notte con la prima stella,
l’amore con il primo sguardo.
Ci impegniamo
non per riordinare il mondo,
non per rifarlo,
ma per abbracciarlo e per amarlo.
(P. Mazzolari)

Che cosa resterà…

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XXXII Domenica del Tempo Ordinario, anno A
Mt 25,1-13
Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi».

Che cosa resterà della mia vita
quando passi al setaccio del tuo Sguardo?
Tu, avido di bene, buono, bello
e io la negligente, l’ozioso e rancoroso.
Non so che ricettacolo di me
sopporterà la visita della tua luce.
Ma so che l’epopea balbuziente
in cui cerco a tastoni i passi verso il Regno
ha bisogno qui e ora di accostarsi al Giudizio.
Riconoscere con te la libertà d’amare,
di benedire la gioia.
Non solo andare verso il Regno, Signore,
ma vivere nel modo in cui, talvolta,
nella mia vita ti senta a casa tua.
(M. Muller-Colard)

Servitori folli

XXXI Domenica del Tempo Ordinario, anno A
Mt 23,1-12
Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Mandaci, o Dio, dei folli,
quelli che si impegnano
a fondo,
che amano sinceramente,
non a parole,
e che veramente sanno
sacrificarsi sino alla fine.
Abbiamo bisogno di folli
che accettino di perdersi
per servire Cristo.
Amanti di una vita semplice,
alieni da ogni compromesso,
decisi a non tradire,
pronti a una abnegazione totale,
capaci di accettare qualsiasi compito,
liberi e sottomessi al tempo stesso,
spontanei e tenaci,
dolci e forti.
(Madeleine Delbrel)

Affrettiamoci ad amare gli uomini

Memoria di tutti fedeli defunti
Gv 6,37-40
Gesù disse alla folla: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato».

Affrettiamoci ad amare gli uomini
vanno via così in fretta
e si lasciano dietro scarpe
e un telefono muto
solo le cose dappoco
si trascinano come una mucca
le più importanti sono così veloci
che d’un tratto accadono
poi silenzio ordinario dunque
del tutto insopportabile
come una purezza nata
semplicemente dalla disperazione
quando pensiamo a qualcuno
restandone senza
Non essere certo di avere tempo
ché la certezza incerta
ci toglie la sensibilità
così come ogni felicità
viene contemporaneamente
come il pathos e l’humour
come due passioni
sempre più deboli di una
così in fretta se ne vanno
come il tordo tacciono in luglio
come un suono un po’ sgraziato
o come un inchino secco
per vedere davvero chiudono gli occhi
sebbene sia un rischio più grande
nascere che morire
amiamo ancora troppo poco
e sempre troppo tardi
Affrettiamoci ad amare gli altri
così presto se ne vanno
e quelli che non se ne vanno
non sempre torneranno
e non si sa mai parlando di amore
se il primo sia l’ultimo
o l’ultimo il primo.
(Jan Twardowski)

Uomini fino in cima

Tutti i Santi, anno A
Mt 5,1-12
Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli…».

Siate soprattutto uomini.
Fino in fondo.
Anzi, fino in cima.
Perché essere uomini fino in cima
significa essere santi.
Non fermatevi, perciò, a mezza costa:
la santità non sopporta misure discrete.
Siate esperti di cattolicità attiva:
capaci, cioè, di accoglienze ecumeniche,
provocatori di solidarietà planetarie,
missionari “fino agli estremi confini”
profeti di giustizia e di pace.
E, più che tesserati,
siate distributori di tessere
di riconoscimento,
per tutto ciò che è diverso da voi,
disposti a pagare con la pelle
il prezzo di quella comunione
per la quale Gesù Cristo,
vostro incredibile amore,
ha dato la vita.
(Tonino Bello)

Amami tu

XXX Domenica del Tempo Ordinario, anno A
Mt 22,34-40
«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso».

Amami tu, Signore.
Quando non so amare,
quando ti amo poco,
quando amo distrattamente,
amami tu Signore.
Quando mi alzo al mattino
ancora pieno di sogni,
quando mi corico alla sera
avvolto da delusioni,
amami tu;
e soprattutto quando per gli altri
non sono amabile,
amami tu Signore.
Quando mi illudo di amare te
senza amare gli altri,
quando mi illudo di amare gli altri
senza amare te,
amami tu;
quando nessuno mi ama
amami tu Signore!
(Adriana Zarri)

Io appartengo al Signore

XXIX Domenica del Tempo Ordinario, anno A
Mt 22,15-21
Gesù disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Raccolto nel mio silenzio
apro il palmo della mia mano
vedo l’iscrizione:
io appartengo al Signore!
Sono qui,
impigliato in un tessuto di doni,
doni di cielo e di terra.
Ho ricevuto moltissimo,
ho restituito quasi niente.
Insegnami a ridonare:
briciole di pane e briciole di te;
il tuo profumo,
la tua onda di luce,
il tuo sorriso dentro la bellezza delle cose,
lettere d’amore per me.
Tu, parola che non tace,
sorgente che non muta,
sole che mai tramonta.
(Ermes Ronchi)

Abito nuziale

XXVIII Domenica del Tempo Ordinario, anno A
Mt 22,1-14
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”.

Amico,
come hai fatto a essere qui?
Oggi, Signore, non voglio restare muto
come l’invitato della parabola.
Ti dirò: non ho l’abito bello
perché sono troppo povero,
perché ne ho tessuto solo qualche scampolo.
Donamelo Tu, Signore!
Tu che hai dato retta a ciechi e lebbrosi,
esattori e donne perdute,
accoglimi con loro nella sala del banchetto.
Sono uno ai crocicchi
che i tuoi servi percorrono.
Buono e cattivo al tempo stesso,
scovato solo alla fine,
ma donami di respirare festa da te.
(Ermes Ronchi)

Una vigna nuova

XXVII Domenica del Tempo Ordinario, anno A
Mt 21,33-43
Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano».

L’uomo dei campi guarda la sua vigna
Con gli occhi dell’amore.
“Che cosa potevo fare di più per te?”
Niente, Signore, niente di più.
Tu hai fatto per me ciò che nessuno ha fatto mai.
Ma ora non stancarti di questa vigna
che tante volte è vuota,
risali di nuovo sulla mia barca,
alziamo ancora la vela dell’arca,
la vela che è Cristo, vite vera
ma che senza i suoi tralci
è vuota di grappoli, di cielo e di miele;
che senza di noi è nuda.
Levati, o remoto Spirito,
verde già freme, alta,
la vela.
(Ermes Ronchi)

Mi impegno

XXVI Domenica del Tempo Ordinario, anno A
Mt 21,28-32
Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò».

Signore, il tuo sogno
non è fatto di figli obbedienti alla fatica,
ma di vigne fiorite,
di grappoli gonfi di succo e di sole,
di figli dal cuore semplice
e diritto e libero.
Signore, questo mondo spesso non mi piace,
si vendemmia sangue,
eppure è la tua e la mia casa,
la tua piantagione preferita:
allora io mi impegno con te,
io e non gli altri,
senza pretendere
che gli altri si impegnino per me,
senza giudicare,
senza accusare chi non si impegna,
mi impegno, non per riordinare il mondo,
non per rifarlo,
ma per amarlo e portarvi frutto.
Mi impegno,
perché il mondo cambia se io cambio.
Diventa nuovo
se io divento nuova creatura.
(Ermes Ronchi)