Respiro pieno

Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio. (cfr Gv 8,51-59)

Gesù annuncia che chi ascolta la sua parola avrà la vita eterna: egli, con la sua parola divina, è fonte di vita e di immortalità. La sua identità si può comprendere solo se si conosce la storia della salvezza: “Abramo, vostro padre esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia”. Essi non capiscono che Gesù è il figlio dello stesso Dio di Abramo; le domande che gli pongono mirano a trovare motivi di condanna anziché cercare di conoscere il suo messaggio, perché la loro fede è ristretta dentro i limiti della legge. Invece, il vero compimento della promessa fatta ad Abramo e ciò che lo fece gioire pienamente, è il giorno del messia che egli vide con gli occhi della fede. E noi, in quale Dio crediamo? È anche la nostra una fede fatta di esteriorità, di doveri, di ritualità? Siamo pure noi preoccupati di trovare un posto a Gesù magari in qualche angolo della nostra vita? Questi ultimi giorni di Quaresima ci diano uno slancio di conversione, perché tutta la nostra vita sia orientata a colui che può dare respiro più ampio alla nostra fede, a ogni giornata, alle nostre attività e relazioni.

Signore, donami la tua forza
e cambia il mio nome a tua immagine:
tutto il mio essere sia rinnovato
alla luce del tuo disegno di amore..

Gioisci

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». (cfr Lc 1,26-38)

Ave Maria, rallegrati Maria, dice il principe degli angeli all’acerba adolescente di Nazareth. Sì, Maria, hai di chi rallegrarti, hai di che gioire. Gioisci perché Dio interviene, perché entra nella Storia, perché non manderà più nessun profeta a parlare in sua vece ma lui, di persona, verrà a raccontarsi in Gesù. Rallegrati, Maria, perché Dio non ha scelto una delle ricche matrone di Roma, o la moglie di un filosofo greco, e non ha nemmeno scelto la moglie di un famoso rabbino di Gerusalemme. Rallegrati perché ha volto lo sguardo sul piccolo villaggio di Nazareth, poche case addossate alle grotte, fuori dalla strada principale. Rallegrati perché la storia viene cambiata: non sono più i potenti i protagonisti, né gli eroi o i buoni, ma i piccoli, i dimenticati. E Dio parte dalla periferia dell’Impero e di Israele e della Storia per rendersi presente. Rallegrati, Maria, perché ora la tua vita diventa la culla di Dio, la tua vita diventa la porta d’ingresso per l’infinito nel mondo. E rallegriamoci anche noi, oggi, per questa nostra sorella, la prima fra i credenti, la madre di ogni discepolo.

O Padre, tu hai voluto che il tuo Verbo
si facesse uomo nel grembo della Vergine Maria:
concedi a noi, che adoriamo il mistero
del nostro Redentore, vero Dio e vero uomo,
di essere partecipi della sua vita immortale.

La stessa cosa

Gesù disse ai farisei: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre”. (cfr Gv 8,21-30)

Gesù supera ogni barriera, osa fino in fondo. Non ha più nulla da perdere, ormai, sa che non ha più nulla da perdere. Lo vogliono morto, è evidente, lo vogliono far fuori. Ma non può tacere, la morte non può fermare la Parola. E lo dice con forza, lo afferma, sapendo bene di scandalizzare l’uditorio, di sconvolgere chi gli sta dinanzi: Gesù usa il nome impronunciabile di Dio, quel nome sacro e segreto, donato con passione dal Dio dei Padri a Mosè, il nome intangibile, sostituito con altri termini durante la lettura dei testi sacri, riferendolo a se stesso. Sì, Gesù si prende per Dio. Non gli è bastato presentarsi come un rabbino, pur non avendo studiato e nemmeno accettare il fatto di essere scambiato per un profeta. Ora per lui è tutto chiaro: la sua missione lo ha condotto a prendere coscienza della sua natura profonda, quell’identità che egli stesso scopre con la sua umanissima intelligenza. Ora è tutto evidente: Gesù non conosce Dio per la sua straordinaria sensibilità spirituale, ma perché lui e il Padre sono la stessa cosa. A noi, ora, di schierarci. Di credere. O di eliminarlo.

Signore, ascolta la mia preghiera,
a te giunga il mio grido di aiuto.
Non nascondermi il tuo volto
nel giorno in cui sono nell’angoscia.
Tendi verso di me l’orecchio,
quando t’invoco, presto, rispondimi!

La luce

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”. (cfr Gv 8,12-20)

Il vangelo di Giovanni è un crescendo di tensione e di incomprensione nei confronti del Maestro. Molti sostengono, a ragione, che il processo di Gesù si svolge durante la sua permanenza a Gerusalemme e che l’incontro col Sinedrio, quindi, serva solo a comunicargli la sentenza. Si sente l’odio crescente, il desiderio di metterlo in imbarazzo. Nelle ultime settimane abbiamo seguito la polemica sulla pretesa messianica di Gesù. Eppure, e questo mi emoziona, Gesù non si arrende, non fugge, non evita di mostrarsi. Intorno a lui vede persone che lo abbandonano, i devoti del tempo, i farisei, accusano Gesù di destabilizzare il loro insegnamento… chi si crede di essere? Ha a cuore l’annuncio della Parola, anche se rischia di diventare un peso da togliere, un problema da eliminare. E oggi, ancora evangelizza, proclama, urla la sua fede: è lui la luce del mondo, lui illumina, lui rischiara, e non di luce propria ma di quella luce con cui il Padre l’ha fatto diventare punto di riferimento per l’umanità. Sì, il Signore è la luce del mondo, l’unico che riesce a illuminare le nostre tenebre, impariamo da lui, anche nei momenti di fatica, a non tacere, a non nascondere la lampada sotto lo sgabello…

O Padre, che con il dono del tuo amore
ci riempi di ogni benedizione,
trasformaci in creature nuove,
per essere preparati
alla Pasqua gloriosa del tuo regno.

Chiamati per nome

Gesù gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. (cfr Gv 11,1-45)

Di Lazzaro sappiamo poche cose: la sua casa è ospitale, è amato da molti, amico speciale di Gesù. Ma il suo nome più vero è quello coniato dalle sorelle: “Colui-che-Tu-ami”…
“Se Tu fossi stato qui, non sarebbe morto”. Quante volte anche noi abbiamo pregato: se Tu sei con noi la morte non verrà…
“Vostro fratello risorgerà”. Lo sappiamo bene, ma quel giorno è così lontano da questo dolore.
E seguono parole tra le più importanti del Vangelo: Io sono la risurrezione e la vita. Lo sono adesso. Notiamo la disposizione delle parole. Prima viene la risurrezione e non la vita. Per Gesù prima viene la liberazione e poi la vita autentica.
Vivere è il risultato di molte risurrezioni: dalla paura, dalla disperazione, dalla violenza, dalla solitudine. Risorgere è faccenda di adesso, di questo momento: risorgere dalle vite sedute e mediocri, dalle vite senza sogno.

Ti ringraziamo, Signore,
perché non ci lasci mai soli.
Ci chiami per nome
e ci fai sentire unici e preziosi ai tuoi occhi.
Aiutaci a rinascere a vita nuova,
ad uscire dai sepolcri
della paura, del dubbio, della solitudine,
per tornare ad abitare
nella gioia della tua amicizia.

Mai indifferenti

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: “Questi è davvero il profeta!”. Altri dicevano: “Questi è il Cristo!”. Altri invece dicevano: “Il Cristo viene forse dalla Galilea?…” E nacque dissenso tra la gente riguardo a lui. (cfr Gv 7,40-53)

Il dissenso è alle stelle, il caos regna sovrano: nessuno sa cosa pensare del falegname che si è fatto profeta… Proviene da Dio? È un ingannatore? Ci si può fidare? È un sovversivo? Il dibattito intorno alla sua figura e al suo ruolo scalda gli animi e finisce con l’accecare il lume della ragione. Anche il povero Nicodemo, che sappiamo incuriosito dal Rabbì e che finirà col diventare discepolo, non ottiene ascolto. Le guardie del tempio, intimorite e affascinate, non se la sono sentita di arrestarlo, tutto diventa una farsa che, a breve, si volgerà nel peggiore dei drammi… Ognuno torna a casa propria, con la propria idea, irremovibile. Cristo crea muri di separazione, mette a nudo le nostre intime convinzioni, ci costringe a seguirlo nella logica della verità, a costo di litigare e restare isolati. Ancora oggi le opinioni su di lui fanno scatenare vivaci polemiche. Su di lui o sui suoi seguaci, sulla Chiesa sempre oggetto di critica e di bersaglio, non sempre a proposito. Prepariamoci, allora: se davvero siamo suoi discepoli potrà succedere, qua e là, di essere oggetto di presa in giro e di incomprensione.

Signore, anche io mi domando chi tu sia.
A volte sono infastidito dalla tua presenza,
ai altri momenti ti ignoro.
Eppure tu continui a stare accanto a me,
dalla mia parte,
non mi giudichi, mi attendi.

Il ponte

Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto. (cfr Gv 7,1-2.10.25-30)

Gesù sale a Gerusalemme e il suo destino è già segnato! Ma non ha paura di rivelare la sua identità e dichiara di venire da Dio, di essere stato inviato da Lui: “Io non sono venuto da me stesso. Lui mi ha mandato”. Addirittura Gesù accusa le autorità religiose ebraiche di non conoscere Dio; proprio loro, che si vantano dell’elezione, della legge, del Tempio. C’è nelle sue parole un ammonimento anche per noi!
Davanti a questa rivelazione di Gesù, gli uomini devono compiere una scelta: riconoscere in lui l’inviato del Padre e accettare i rischi che questa scelta comporta. I pensieri di Dio non sono i nostri pensieri, le sue vie non sono le nostre vie, ma la distanza incolmabile tra noi e Lui è stata colmata da Gesù: egli ponte tra cielo e terra, ha reso testimonianza visibile del Padre, tutto è stato rivelato in Cristo. Chi non conosce il vero volto di Dio non può riconoscere Cristo come suo inviato. Vale anche il contrario: “Chi ha visto me, ha visto il Padre”, dice Gesù a Filippo.

Signore, molte volte mi trovo a non riconoscere
l’origine della voce che mi parla.
Aiutami a vivere ogni incontro come un’opportunità
per provare la mia fede
e per rafforzare la speranza.

Un sogno

Maria si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. (cfr Mt 1,16-24)

Giuseppe nella sua vita non ha mai parlato. Eppure il suo silenzio è stato così intenso, da avere cambiato il corso della storia. Tutti noi siamo affascinati dalla figura di Maria, la sua amata sposa, ma anche Giuseppe è stato determinante nella storia della salvezza. Aveva un sogno e dei progetti, il giovane falegname di Nazareth, e un giorno si è dovuto confrontare con l’inaudito: Dio gli aveva soffiato la ragazza. Giuseppe deve fare i conti con la realtà: Dio ha chiesto alla sua fidanzata un aiuto per salvare il mondo e Giuseppe, in qualche modo, accetta di far parte di questo strano progetto. Anche a noi succede così: non sempre realizziamo ciò che avremmo desiderato, non sempre la vita ci riserva l’attenzione che avremmo voluto. Davanti agli imprevisti possiamo ribellarci, prendercela con Dio e con la sorte, chiuderci in noi stessi. È ciò che accade al povero Giuseppe nella più lunga notte della sua vita. Un angelo, in sogno, lo rassicura: ciò che accade è nel cuore di Dio. Che il Signore nei momenti di difficoltà ci mandi un sogno che ci aiuti ad affrontare ogni situazione, a diventare, come Giuseppe, testimoni credibili.

Tu che sei un Dio
che chiami all’esistenza
le cose che ancora non esistono,
aiutaci ad abbandonarci con fiducia ai tuoi inviti,
che ci conducono a una promessa di salvezza
per ciascuno di noi.

Dio veramente

In quel tempo, Gesù rispose ai Giudei: “Il Padre mio opera sempre e anch’io opero”. Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. (cfr Gv 5,17-30)

Nell’accesa diatriba tra i farisei e Gesù, a seguito della guarigione del giorno di sabato sentita ieri, Giovanni annota che Gesù violava il sabato e chiamava Dio suo padre, facendosi uguale a Dio. Ce lo scordiamo, alle volte, del fatto che Gesù è stato ucciso a causa di questa supponenza, di questa arrogante pretesa. Conosco delle persone che si fermano all’umanità di Gesù, che ne ammirano la forza interiore, la coerenza, la serenità, la predicazione ma che considerano un’invenzione maldestra della Chiesa il fatto di avere divinizzato un grande personaggio della storia. Beh, amici, leggendo i vangeli possiamo affermare con certezza che – secondo i testimoni del tempo – Gesù in più di un’occasione ha agito e parlato identificandosi con Dio, cosa tanto più sconcertante perché avvenuta in seno ad un popolo che faceva dell’unicità e dell’alterità di Dio la propria gelosa peculiarità. Io credo che un grande uomo che si prende per Dio sia un povero pazzo. O che – invece – sia veramente ciò che dice di essere…

O Dio onnipotente ed eterno,
che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio,
fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce,
fa’ che abbiamo sempre presente
il grande insegnamento della sua passione,
per partecipare alla gloria della risurrezione.

Vuoi guarire?

Si trovava là (presso una piscina, chiamata in ebraico Betzata) un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo disteso e sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: “Vuoi guarire?”. (cfr Gv 5,1-3.5-16)

Vuoi guarire? La domanda del Signore sembra quasi offensiva, rivolta ad un pover’uomo costretto alla paralisi da tutta la vita. Certo che vuole guarire! Ma Gesù insiste, non è guaritore di professione, non vuole passare per un piccolo santone che fa miracoli gratuitamente. Gesù guarisce per testimoniare la venuta del Regno, l’avanzata della presenza di Dio che sconfigge la tenebra. Vuoi guarire? Per il paralitico la guarigione significa imparare un mestiere, uscire dalla logica assistenzialista che lo ha segnato per tutta la vita, sopportare le inevitabili accuse di inganno che gli avrebbero rivolto. Vuoi guarire? A volte il dolore è un rifugio sicuro in cui stare, in cui accucciarsi, che di dona identità. Gesù ci guarisce solo se lo vogliamo, solo se mettiamo in gioco tutto noi stessi, le nostre energie, le nostre qualità. Il nostro Dio non ci soffia il naso, ci crede capaci di affrontare le inevitabili difficoltà che ci colpiscono, che ci mettono alla prova. Vuoi guarire? Chiediamocelo, quando insistiamo con Dio, chiedendo per noi un intervento che stentiamo a fare nostro, che fatichiamo ad accettare senza riserve. Sì, Dio ci vuole liberi, veri, autentici, guariti interiormente. E noi?

Signore Gesù, passa ancora nelle vie del mio cuore malato,
rinnovalo con la forza del tuo Spirito;
donami la grazia della guarigione,
perché possa correre ad annunciare ai fratelli
la gioia di essere salvato.