
Giunto Gesù all’altra riva del lago, nella regione dei Gadareni, gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: “Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?”. (cfr Mt 9,14-15)
Durante i venerdì dell’anno e in quaresima, in particolare, ci è chiesto un piccolo segno: astenerci dal consumo delle carni. Possiamo discutere sulla validità di tale prescrizione nata in un contesto in cui la carne era un lusso. Oggi la carne costa meno di molta frutta e molto meno del pesce… Che senso ha rinunciare alla fettina di sanato per comprare al doppio del costo un pesce di mare? Cerchiamo, allora, di cogliere l’essenza del precetto: siamo invitati, con un atto concreto, che incide nella carne e… nello stomaco, a porre un gesto che ci apra alla consapevolezza e alla condivisione. Molte persone nel mondo, ma anche in Italia, non possono permettersi di mangiare tutti i giorni e la crisi ha reso ancora più poveri i poveri che abitano in mezzo a noi. Conosco personalmente pensionati che sopravvivono con la loro pensione sociale a pane e latte e alla solidarietà delle opere assistenziali della Chiesa. Mangiare meno, rinunciare ad un dolce, dimezzare una porzione sono piccoli strumenti per fare memoria, per accendere la fame di cibo, per riaccendere quella dell’Assoluto.
Signore Gesù, aiutaci a digiunare dai nostri pensieri distorti,
toglici, con l’acqua della tua misericordia,
il trucco che ricopre il nostro vero volto di figli:
rivestici delle vesti di salvezza che tu, con amore,
hai preparato su misura e senza misura
in ciascuno di noi.

