
“In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. (cfr Mt 25,31-46)
È a questa pagina che punta la nostra Quaresima, è questo orizzonte che siamo chiamati a guardare. Non siamo entrati nel deserto per fare un lifting spirituale. Non stiamo riscoprendo la nostra anima per poi metterla su un mobile. Non siamo qui per guardarci allo specchio e trovarci particolarmente devoti. Abbiamo iniziato questo cammino di verità per giungere, alla fine, a riconoscere nel volto del povero il volto di Cristo. La Quaresima non ci aiuta a salvarci la faccia ma l’anima. E Gesù, in questa drammatica pagina, indica la direzione verso cui orientare il nostro cammino. Non aiutiamo i poveri e i derelitti per mettere in pace la nostra coscienza cattolica, ma per incrociare lo sguardo luminoso di Dio. Davanti ai profughi, di fronte a chi chiede l’elemosina, prima di ogni altra considerazione e soluzione politica in noi prevale la fede in colui che proprio negli ultimi ha voluto identificarsi. Alla fine dei tempi saremo giudicati sull’amore. Perciò con forza vogliamo imparare ad amare al meglio delle nostre capacità, al limite delle nostre possibilità. Alla fine dei tempi saremo giudicati sull’amore.
La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.
Ti siano gradite le parole della mia bocca;
davanti a te i pensieri del mio cuore,
Signore, mia roccia e mio redentore.

