
Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno, disse ai Giudei: “Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera”. (cfr Gv 11,45-56)
Siamo alla fine, alla resa dei conti. Tutto sta precipitando, tutto finisce nel baratro. Lazzaro è tornato in vita, Gesù deve morire. Come si può sostenere davanti al popolo la resurrezione di un morto? Come nascondere la potenza impressionante del Nazareno e, di conseguenza, non interrogarsi sulla sua vera identità? La tensione è alle stelle e il sommo sacerdote, Caifa (il nome, secondo alcuni, sarebbe un soprannome: la scimmia) va diritto al nodo del problema. Non importa chi sia veramente Gesù. Importa che i romani, che ormai hanno allentato la tensione su Israele e lasciato una certa autonomia, non vengano importunati da novità religiose e da sommosse, così da riprendere manu militari il controllo della situazione. Meglio sacrificarne uno, dice il saggio e opportunista Caifa. Meglio ucciderne uno che rischiare di perderne cento. Meglio che Gesù muoia al posto degli altri. Così accadrà, ma non nel senso che intende il sacerdote. E Giovanni, incredibile, chiosa che Caifa, facendo i propri calcoli, è usato per profetizzare. È un delinquente omicida ma il suo ruolo, comunque, lo rende profeta…
Gesù, amore del Padre,
a volte la nostra incredulità si esprime nel rifiutarti,
e così la gioia si spegne nella nostra vita.
Fa’ che l’accoglienza di te
sia la nostra scelta migliore.

