Preghiera autentica

Gesù disse ai suoi discepoli: “Pregando, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole”. (cfr Mt 6,7-15)

Tre sono le direttrici da approfondire in questa quaresima, come da sempre proposto dall’esperienza della Chiesa: il digiuno, l’elemosina e la preghiera. Già abitualmente, così almeno spero!, dedichiamo ogni giorno qualche tempo alla preghiera personale o comunitaria. Nel deserto siamo invitati a purificare la nostra preghiera dagli inevitabili impoverimenti che la possono infettare: l’esteriorità, l’ipocrisia, l’abitudine. Gesù insegna a noi, suoi discepoli, la preghiera autentica, quella che si rivolge al Padre e che non spreca parole, che va diritto al cuore della questione, che allarga lo sguardo interiore, che chiede l’essenziale per gli altri, prima che per sé, che non usa Dio come un feticcio o un idolo da corrompere. Una preghiera che, o si traduce in scelte concrete, come quella ardua del perdono del fratello, o diventa sterile ed inutile. Interroghiamoci con onestà sul nostro modo di pregare, riscopriamo l’autenticità che la deve caratterizzare, la passione che la spinge, la concretezza che la nutre. La preghiera diventa lo strumento più immediato ed efficace per riscoprire il nostro vero volto e il volto di Dio.

Volgi il tuo sguardo,
Padre misericordioso,
a questa tua famiglia,
e fa’ che superando ogni forma di egoismo
risplenda ai tuoi occhi per il desiderio di te.

Giudicati sull’amore

“In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. (cfr Mt 25,31-46)

È a questa pagina che punta la nostra Quaresima, è questo orizzonte che siamo chiamati a guardare. Non siamo entrati nel deserto per fare un lifting spirituale. Non stiamo riscoprendo la nostra anima per poi metterla su un mobile. Non siamo qui per guardarci allo specchio e trovarci particolarmente devoti. Abbiamo iniziato questo cammino di verità per giungere, alla fine, a riconoscere nel volto del povero il volto di Cristo. La Quaresima non ci aiuta a salvarci la faccia ma l’anima. E Gesù, in questa drammatica pagina, indica la direzione verso cui orientare il nostro cammino. Non aiutiamo i poveri e i derelitti per mettere in pace la nostra coscienza cattolica, ma per incrociare lo sguardo luminoso di Dio. Davanti ai profughi, di fronte a chi chiede l’elemosina, prima di ogni altra considerazione e soluzione politica in noi prevale la fede in colui che proprio negli ultimi ha voluto identificarsi. Alla fine dei tempi saremo giudicati sull’amore. Perciò con forza vogliamo imparare ad amare al meglio delle nostre capacità, al limite delle nostre possibilità. Alla fine dei tempi saremo giudicati sull’amore.

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.
Ti siano gradite le parole della mia bocca;
davanti a te i pensieri del mio cuore,
Signore, mia roccia e mio redentore.

Forti contro il male

Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. (cfr Mt 4,1-11)

Gesù inizia la sua vita pubblica nel deserto. C’è molta Bibbia, dietro questa scelta: i quarant’anni nel deserto di Israele, il deserto luogo di incontro dei Profeti, da Isaia a Osea, il Battista… Gesù va nel deserto dopo il battesimo, sospinto dallo Spirito. Solo i credenti, i battezzati, coloro che cercano ancora e meglio Dio, sanno sentire lo Spirito e spingersi nel deserto. Lo Spirito ci spinge nel deserto, quando la nostra vita di credenti scricchiola, vacilla, si stanca, o, peggio, si siede. Il credente va nel deserto, perché nel deserto si riscopre fuggiasco, pellegrino, viandante. Il deserto è nel nostro cuore, perché nel deserto possiamo avvertire la sottile e silenziosa presenza di Dio. Nel deserto, quando gettiamo le maschere, quando ci mettiamo in gioco, quando siamo tentati dall’avversario, siamo assaliti dalle fiere. L’orgoglio, l’invidia, la rabbia, la blasfemia, la violenza abitano in noi, sono accovacciati in un angolo della nostra interiorità. È ingenuo pensare di non esserne sedotti, è cristiano scegliere di lasciarli fuori dalla porta. Il discepolo sa di non essere migliore dei non credenti, vuole solo essere più vigile.

Gesù, tu che, tentato nel deserto,
hai confermato il tuo essere Figlio di Dio,
aiutami a non lasciarmi sopraffare
dalla fame di voler essere ciò che non sono.
Sii mio compagno di viaggio,
la Parola che nutre, la luce che illumina.

Tempo di check-up

Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano». (cfr Lc 5,27-32)

Gesù è venuto per gli ammalati, per guarirli, per sanarli, per salvarli. Lo dice chiaramente, senza ombra di dubbio, senza ambiguità. Lo dice spiegando la decisione di chiamare Levi, pubblico peccatore, e di festeggiare insieme a lui e ai suoi amici la svolta inattesa della sua vita. I farisei, che si impegnano a dividere il mondo per giudicarlo, sono spiazzati da tanta inopportuna libertà interiore. E Gesù che vuole convincerli delle sue scelte. Spiega la più ovvia delle verità: com’è possibile salvare una persona se non la si accoglie, se non la si ama? Gesù è venuto per gli ammalati, d’accordo. Perché, allora, noi cristiani, troppo spesso, passiamo il tempo a far vedere che scoppiamo di salute spirituale e che siamo certamente meno acciaccati di tanti altri? Perché difendiamo sempre a spada tratta l’immagine di noi stessi, presentandoci migliori di come siamo realmente? Se non diventiamo capaci di riconoscere le nostre lebbre interiori, le nostre fatiche, i nostri peccati, di chiamare per nome e cognome ciò che non funziona, non potremo mai incontrare il medico che ci salva. Quaresima è il tempo del check-up spirituale!

Abbi pietà di me, Signore!
Dalla mia miseria, dal mio peccato posso essere guarito,
riportato in vita ogni volta che ho il coraggio
di rivolgermi a te,
di essere quello che realmente sono:
tuo figlio, amato da sempre e per sempre.

Il digiuno

Giunto Gesù all’altra riva del lago, nella regione dei Gadareni, gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: “Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?”. (cfr Mt 9,14-15)

Durante i venerdì dell’anno e in quaresima, in particolare, ci è chiesto un piccolo segno: astenerci dal consumo delle carni. Possiamo discutere sulla validità di tale prescrizione nata in un contesto in cui la carne era un lusso. Oggi la carne costa meno di molta frutta e molto meno del pesce… Che senso ha rinunciare alla fettina di sanato per comprare al doppio del costo un pesce di mare? Cerchiamo, allora, di cogliere l’essenza del precetto: siamo invitati, con un atto concreto, che incide nella carne e… nello stomaco, a porre un gesto che ci apra alla consapevolezza e alla condivisione. Molte persone nel mondo, ma anche in Italia, non possono permettersi di mangiare tutti i giorni e la crisi ha reso ancora più poveri i poveri che abitano in mezzo a noi. Conosco personalmente pensionati che sopravvivono con la loro pensione sociale a pane e latte e alla solidarietà delle opere assistenziali della Chiesa. Mangiare meno, rinunciare ad un dolce, dimezzare una porzione sono piccoli strumenti per fare memoria, per accendere la fame di cibo, per riaccendere quella dell’Assoluto.

Signore Gesù, aiutaci a digiunare dai nostri pensieri distorti,
toglici, con l’acqua della tua misericordia,
il trucco che ricopre il nostro vero volto di figli:
rivestici delle vesti di salvezza che tu, con amore,
hai preparato su misura e senza misura
in ciascuno di noi.

Dono d’amore

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?». (Lc 9,22-25)

Toglietevi dalla faccia quello sguardo penitente e macerato, smettetela di pensare che Dio gradisca la vostra sofferenza, uscite dal pantano di vittimismo in cui siamo sprofondati, pensando di far piacere a Dio. Perché Dio non manda le croci, non scherziamo. I nostri giri di testa, gli altri, le vicende della vita sono esperienza faticosa e crocefissa. Ma Dio non ci mette alla prova con la sofferenza. Quello che chiede ai discepoli è di fare come lui: donare la propria vita, fare della vita un’esperienza condivisa d’amore. E Gesù sa che il dono di sé lo porterà alla morte e chiede a noi, suoi discepoli, di fare altrettanto, di amare fino a morirne. E la quaresima ci aiuta ad orientare la vita verso l’essenziale: cosa importa guadagnare il mondo intero se perdiamo noi stessi? Se non siamo veramente felici? Questa è la sfida: tornare ad amare, nonostante tutto. Fare di noi stessi un dono d’amore per chi incontreremo oggi.

Signore Gesù, le tue parole oggi mi ricordano
che tu vuoi fare di me un tesoro per l’umanità.
Salvami da tutto ciò che mi rende egoista e chiuso in me stesso.
Insegnami che è bello fare il primo passo,
non per sentirmi migliore,
ma per far fiorire semi di speranza
in questo mondo.

Solo polvere…?

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosi- na, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà». (Mt 6,1-6.16-18)

Un gesto semplice e forte, quello dell’imposizione delle ceneri, per fare memoria di ciò che siamo. Inizia la quaresima, tempo dell’autenticità. Un’altra quaresima, un’altra opportunità che ci doniamo per mettere ordine nelle nostre vite così spesso travolte dalle cose da fare, dalla quotidianità che ci riempie ogni spazio, ogni possibilità di condurre le nostre esistenze là dove avremmo voluto. No, non siamo vittime sacrificali della nostra civiltà, siamo uomini e donne liberi che ancora devono acquisire definitivamente una libertà interiore che ci permetta di vivere ogni situazione orientandola verso l’assoluto. La quaresima, allora, diventa ancora una volta l’occasione per fermarci e per guardare verso Dio, per poi guardare verso la nostra vita e vedere cosa ancora va purificato, cosa va mortificato, cosa va vivificato. Un tempo che ci diamo finché l’anima riesca a raggiungerci. E nel rito di oggi la Chiesa ci ricorda che fra cento anni saremo, tutti, solo polvere. Potenti, violenti, super-ricchi, arroganti, grandi campioni, starlette… Tutti solo polvere. E questo non per deprimerci ma per risvegliarci, per spingerci a vivere la nostra vita con intensità e verità, per sapere distinguere cosa ci costruisce e cosa ci distrugge, cosa ci è necessario e cosa è assolutamente superfluo. Buon cammino di conversione!

Signore Gesù, aiutaci a digiunare dai nostri pensieri distorti,
toglici, con l’acqua della tua misericordia,
il trucco che ricopre il nostro vero volto di figli:
rivestici delle vesti di salvezza che tu, con amore,
hai preparato su misura e senza misura
in ciascuno di noi.

Maria Vergine Regina dell’universo

Dal Libro del profeta IsaiaPoiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno delle sovranità ed è chiamato: “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace”; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre; questo farà lo zelo del Signore.

Al mistero della beata Vergine Maria appartiene la dignità regale della sua piena glorificazione e della perfetta conformazione al Figlio suo, Re di tutti i secoli: «L’Immacolata Vergine (…) – afferma il Concilio Vaticano II -, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria con il suo corpo e con la sua anima, ed esaltata come Regina dell’universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo, il Signore dei dominanti (cfr Ap 19,16) e il Vincitore del peccato e della morte» (LG 59). Come il regno di Cristo «non e di questo mondo» (Gv 18,36), così la potestà regale di Maria non riguarda l’ordine della natura, ma quello della grazia. La Chiesa invoca giustamente l’intercessione della beata Vergine, perché i fedeli conseguano «la gloria promessa ai tuoi figli nel regno dei cieli».

L’aiuto di Dio e la nostra collaborazione
Un uomo di preghiera era in viaggio con uno dei suoi discepoli. Il discepolo doveva occuparsi del cammello. Arrivarono di notte, stanchi, ad un caravanserraglio. Era compito del discepolo legare il cammello, ma egli non se ne preoccupò e lasciò il cammello all’aperto. Si limitò a pregare Dio: “Occupati tu del cammello”, e si addormentò.
Al mattino, il cammello non c’era più. O era stato rubato, o si era perso, qualcosa doveva pur essere successa. L’uomo chiese al giovane: “Dov’è il cammello?”. E il discepolo rispose: “Non lo so. Chiedilo a Dio. Ho detto al Signore di prendersi cura del cammello, io ero troppo stanco, non so che cosa sia successo. E non ne sono nemmeno responsabile perché l’ho detto a Dio, e in modo molto chiaro! E tu insegni sempre a fidarsi di Dio ed io mi sono fidato”.
L’uomo disse al giovane: “Fidati di Dio sempre, ma prima lega il tuo cammello, perché Dio non ha altre mani che le tue”.

O Padre, che ci hai dato
come nostra madre e regina la Vergine Maria,
dalla quale nacque il Cristo, tuo Figlio,
per sua intercessione
donaci la gloria promessa ai tuoi figli
nel regno dei cieli.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.

Santa Maria di Cana

Dal Vangelo di Giovanni In quel tempo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà». Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le giare» ; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono». Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. (Gv 2,1-11)

A Cana la beata Vergine Maria, nei giorni della sua vita terrena, compì la funzione benefica in favore degli sposi e dei discepoli che ora dalla gloria dei cieli compie in favore di tutta la Chiesa: sollecita del bene dell’umanità, prega il Figlio perché ci sovvenga nelle nostre necessità (Prefazio) e ci invita a mettere «in pratica ciò che il Cristo ci ha insegnato nel Vangelo». Secondo il senso della liturgia, si deve sottolineare che la Madre di Gesù, la quale intervenne al banchetto nuziale di Cana, è presente, nella Chiesa, al convito nuziale dell’Eucaristia. Perciò la comunità dei fedeli ogni giorno celebra il sacrificio eucaristico in comunione innanzi tutto con la gloriosa Vergine Maria.

La consapevolezza
C’era una volta un povero frate. Tutto il santo giorno lavorava e pregava come i suoi confratelli e si sentiva l’animo in pace. Ma quando veniva l’ora di coricarsi, lo assalivano terribili visioni, demoni lussuriosi che lo tentavano con promesse e minacce.
Il povero frate cercava di allontanare le visioni, si flagellava, pregava, si prostrava davanti al Crocefisso, ma a nulla valevano le sue pratiche: le visioni continuavano a tormentarlo. Si rivolse al superiore che gli consigliò di recitare 20 Ave Maria e chiedere protezione alla Madonna. Così fece, ma le visioni restavano. Allora andò dalla Madonna, c’era una bella statua nella chiesa del convento. La Madonna, sorridente ma triste, gli consigliò di recitare 200 Pater noster e chiedere la protezione del Signore.
Di nuovo, il povero fraticello seguì il santo consiglio, ma le visioni restarono a tentarlo. Disperato, il fraticello corse ad inginocchiarsi davanti al Crocefisso, e rimirando le sacre ferite, si appellò al Cristo per avere protezione dalle tentazioni. Cristo lo rimirò a lungo e alla fine parlò: “Se proprio ci tieni, io posso allontanare le malefiche visioni e le tentazioni, ma se lo faccio la tua anima non si rafforzerà mai. Sei proprio sicuro di volerlo? Allora dimmi, replicò il frate, come posso resistere e rafforzare la mia anima? Non combatterle, non temerle, lascia che si pascino del tuo corpo senza muoverti o parlare. Se riuscirai a resistere per tre notti di seguito, la tua anima sarà salva e le visioni spariranno. Così fece il povero frate, e dopo tre notti tremende di tormenti le visioni scomparvero e la sua anima trovò pace.

O Padre, che nella tua provvidenza mirabile
hai voluto associare la Vergine Maria
al mistero della nostra salvezza,
fa’ che, accogliendo l’invito della Madre,
mettiamo in pratica
ciò che il Cristo ci ha insegnato nel Vangelo.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.

Maria Vergine Regina dell’universo

Dal Libro del profeta IsaiaPoiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno delle sovranità ed è chiamato: “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace”; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre; questo farà lo zelo del Signore.

Al mistero della beata Vergine Maria appartiene la dignità regale della sua piena glorificazione e della perfetta conformazione al Figlio suo, Re di tutti i secoli: «L’Immacolata Vergine (…) – afferma il Concilio Vaticano II -, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria con il suo corpo e con la sua anima, ed esaltata come Regina dell’universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo, il Signore dei dominanti (cfr Ap 19,16) e il Vincitore del peccato e della morte» (LG 59). Come il regno di Cristo «non e di questo mondo» (Gv 18,36), così la potestà regale di Maria non riguarda l’ordine della natura, ma quello della grazia. La Chiesa invoca giustamente l’intercessione della beata Vergine, perché i fedeli conseguano «la gloria promessa ai tuoi figli nel regno dei cieli».

L’aiuto di Dio e la nostra collaborazione
Un uomo di preghiera era in viaggio con uno dei suoi discepoli. Il discepolo doveva occuparsi del cammello. Arrivarono di notte, stanchi, ad un caravanserraglio. Era compito del discepolo legare il cammello, ma egli non se ne preoccupò e lasciò il cammello all’aperto. Si limitò a pregare Dio: “Occupati tu del cammello”, e si addormentò.
Al mattino, il cammello non c’era più. O era stato rubato, o si era perso, qualcosa doveva pur essere successa. L’uomo chiese al giovane: “Dov’è il cammello?”. E il discepolo rispose: “Non lo so. Chiedilo a Dio. Ho detto al Signore di prendersi cura del cammello, io ero troppo stanco, non so che cosa sia successo. E non ne sono nemmeno responsabile perché l’ho detto a Dio, e in modo molto chiaro! E tu insegni sempre a fidarsi di Dio ed io mi sono fidato”.
L’uomo disse al giovane: “Fidati di Dio sempre, ma prima lega il tuo cammello, perché Dio non ha altre mani che le tue”.

O Padre, che ci hai dato
come nostra madre e regina la Vergine Maria,
dalla quale nacque il Cristo, tuo Figlio,
per sua intercessione
donaci la gloria promessa ai tuoi figli
nel regno dei cieli.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.