Chiamati per nome

Gesù gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. (cfr Gv 11,1-45)

Di Lazzaro sappiamo poche cose: la sua casa è ospitale, è amato da molti, amico speciale di Gesù. Ma il suo nome più vero è quello coniato dalle sorelle: “Colui-che-Tu-ami”…
“Se Tu fossi stato qui, non sarebbe morto”. Quante volte anche noi abbiamo pregato: se Tu sei con noi la morte non verrà…
“Vostro fratello risorgerà”. Lo sappiamo bene, ma quel giorno è così lontano da questo dolore.
E seguono parole tra le più importanti del Vangelo: Io sono la risurrezione e la vita. Lo sono adesso. Notiamo la disposizione delle parole. Prima viene la risurrezione e non la vita. Per Gesù prima viene la liberazione e poi la vita autentica.
Vivere è il risultato di molte risurrezioni: dalla paura, dalla disperazione, dalla violenza, dalla solitudine. Risorgere è faccenda di adesso, di questo momento: risorgere dalle vite sedute e mediocri, dalle vite senza sogno.

Ti ringraziamo, Signore,
perché non ci lasci mai soli.
Ci chiami per nome
e ci fai sentire unici e preziosi ai tuoi occhi.
Aiutaci a rinascere a vita nuova,
ad uscire dai sepolcri
della paura, del dubbio, della solitudine,
per tornare ad abitare
nella gioia della tua amicizia.

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