Sono io?

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?”. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo. (cfr Mt 26,14-25)

Matteo nel raccontare la sua versione dei fatti è molto attento a ricordare a tutti che Giuda è uno dei Dodici, non uno qualsiasi. Si avverte come un velo di rabbia nel raccontare le tristi vicende che hanno coinvolto Giuda. Chissà cosa aveva in mente l’apostolo travolto dalla propria tenebra? Noi bravi cattolici, col passare degli anni, ne abbiamo fatto una maschera tragica, il traditore per eccellenza. Come se fosse facile dividere la luce dalle tenebre, come se fosse evidente discernere, capire, scegliere! Giuda non vende Gesù per denaro, ma, forse, vuole forzare la mano al suo maestro che giudica troppo prudente. Se è davvero il Messia, come egli crede, che si manifesti pubblicamente davanti al sinedrio! Povero Giuda! E poveri noi quando crediamo di insegnare a Dio come si fa a governare il mondo… In questa settimana così intensa e importante vigiliamo su noi stessi chiamati ad essere fra i discepoli, fra coloro che hanno avuto la grazia e l’onore di essere chiamati a seguire il Signore, perché non succeda anche a noi di perderci e di essere travolti dalla nostra parte oscura. Che Dio abbia pietà di noi!

Gesù quanti giudizi contro mio fratello,
quante accuse senza sapere…
Fa’ che la domanda: “Sono forse io, Signore?”
apra il mio cuore
perché la mia vita si converta a te.

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