Il dono

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. (cfr Gv 13,1-15)

È finita, l’ora tanto attesa è arrivata. La macchina si è messa in moto, impossibile fermarla ormai. Giuda ha lasciato prevalere le tenebre, i suoi compagni non capiscono cosa sta succedendo, ignari e ingenui come non mai, la folla ha già dimenticato i prodigi e le parole. È l’ora delle tenebre, l’ora in cui domina l’avversario, l’ora di uccidere Dio. Gesù davanti a tanta follia, davanti all’assoluta certezza della sua morte, invece di lasciarsi comprensibilmente atterrire o scoraggiare compie l’ultimo, perenne, immenso gesto della cena. In quel pane, in quel vino egli dona il suo amore illimitato, la sua determinazione assoluta, si fa egli stesso cibo e bevanda. È giunto il momento anche per noi di sederci di lato, senza disturbare, nella sala addobbata al piano superiore illuminata da odoranti candele e guardare, muti, i gesti di un Dio che si consegna. In questa ultima cena Gesù inventa l’eucarestia, inventa il sacerdozio, e noi fragili e incoerenti discepoli in obbedienza ripetiamo quel gesto perché egli sia totalmente presente qui fra noi, oggi. Spalanchiamo il cuore, lasciamovi entrare Cristo.

O Dio, che ci hai riuniti per celebrare la santa Cena
nella quale il tuo unico Figlio, prima di consegnarsi alla morte,
affidò alla Chiesa il nuovo ed eterno sacrificio,
convito nuziale del suo amore,
fa’ che dalla partecipazione a così grande mistero
attingiamo pienezza di carità e di vita.

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