La croce

Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito. (cfr Gv 18,1-19,42)

Tace, la Chiesa. Tacciono, i discepoli. Le nostre chiese sono spoglie, disadorne, silenziose. Durante la giornata ci ritroveremo per ascoltare la passione. Non si celebra l’eucarestia, da nessuna parte: l’unico sacrificio resta quello di Cristo appeso sulla croce per siglare il legame definitivo fra il cielo e la terra. Tace anche il nostro cuore e le nostre (troppo spesso inutili) preghiere. Ecco Dio: osteso, mostrato, appeso ad una croce da cui pende esanime. Fino a questo punto Gesù ha voluto arrivare per manifestare la misura senza misura del suo amore. Tutto è compiuto, tutto è stato detto, tutto è stato dato. A noi, ora, di piegare le ginocchia e di professare, come solo sa fare il pagano centurione, che davvero Gesù è il Cristo di Dio. Lo è. E quella croce, per noi discepoli, diventa luminosa, segno di salvezza, esplicita e definitiva testimonianza d’amore. Quella croce che dovrebbe pendere sulle nostre scelte, che dovrebbe orientare tutte le nostre scelte. Croce diventata unità di misura dell’amore che Dio ha per noi. Fermiamoci ai piedi della croce nel silenzio dell’anima: fino a questo punto siamo amati.

Ricòrdati, Padre, della tua misericordia;
santifica e proteggi sempre questa tua famiglia,
per la quale Cristo, tuo Figlio,
inaugurò nel suo sangue il mistero pasquale.

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